Architetto e Committente

In “A proposito di un povero ricco” Adolf Loos racconta:

Capitò che un giorno egli festeggiasse il suo compleanno. […] A un certo punto arrivò l’architetto per vedere se tutto era a posto e per prendere alcune decisioni su questioni di grande difficoltà. Entrò nella stanza. Il padrone di casa gli andò incontro perché aveva il cuore traboccante. Ma l’architetto non si accorse della gioia del padrone di casa. Aveva scoperto tutt’altra cosa e impallidì. “Che razza di pantofole si è messo?” proruppe con angoscia. Il padrone di casa osservò le pantofole ricamate. Ma subito respirò con sollievo. Questa volta si sentiva del tutto innocente. Le pantofole erano state fatte secondo un progetto originale dell’architetto. Disse quindi con aria di superiorità: ”Ma signor architetto! Se ne è già dimenticato? Queste scarpe le ha disegnate lei stesso!” ”Certo”, tuonò l’architetto ”ma per la camera da letto. Qui, con queste due macchie di colore, lei rompe tutta l’atmosfera. Non se ne rende conto?”

Il rapporto che si instaura tra architetto e committenza è cambiato, specialmente negli ultimi anni!

Dal mio punto di vista se stai per costruire o rinnovare la tua casa, oggi hai a disposizione talmente tanti stimoli per spunti e idee (Pinterest – Instagram – siti web – canali YouTube e, perché no, anche qualche rivista cartacea) che non arrivi certo digiuno a parlare con chi la progetterà.

L’architetto secondo me deve cercare di integrare e riadattare gli spunti che gli vengono forniti in maniera che seguano il racconto del progetto.

Per portare un paragone culinario, visto che ormai i programmi di cucina non si contano, una serie di ingredienti accostati l’uno all’altro non danno lo stesso risultato della sapiente interazione in cui lo chef li trasforma.